Ivo Saglietti, che ci ha lasciato il 2 dicembre scorso all’età di 75 anni, merita di essere conosciuto per la sua fotografia, per la sua vita da nomade, per la sua dedizione alla Storia che si srotola nel nostro mondo, per quanto riesce a regalarci con le sue immagini dense di denuncia, riflessione, poesia. Ivo Saglietti. Lo sguardo nomade è un saggio su una parte di esperienze vissute in oltre quarant’anni di carriera: dall’inizio delle rivolte in Centro America – Cile Perù – ad Haiti e poi il vicino Oriente e Mar Musa in Siria. Lavori in assignement come quelli per il New York Times Magazine, Time, Der Spiegel, Newsweek e collaborazioni con prestigiose agenzie di fotogiornalismo come Sipa Press, Stern e Zeitenspiegel.
Con Ivo Saglietti. Lo sguardo nomade l’Associazione La Porta di Vetro e il suo presidente Michele Ruggiero utilizzano ancora una volta una mostra fotografica per dare respiro a eventi che appartengono alla nostra storia contemporanea, ma con la consapevolezza, in questo caso colma di tristezza, che la storia professionale dell’artista entra a titolo definitivo nel Pantheon che raccoglie i grandi fotoreporter del nostro Paese.
La curatrice Tiziana Bonomo insieme con Ivo Saglietti hanno scelto le immagini più significative che ripercorrono il tragitto professionale dagli anni ’80 al 2018. Nella circostanza Tiziana Bonomo sottolinea che: “Ivo Saglietti, un fotografo che porta con sé il coraggio di chi fa reportage e la dolcezza di uno sguardo in perenne stupore, di uno spirito libero da condizionamenti, di poche parole ma che racconta molto con la sua fotografia. Difficilmente risolve i suoi progetti in pochi giorni: gli piace farli durare a lungo, approfondirli. Dei drammi del mondo spesso racconta il lato umano, quello più intimo, più quotidiano.” Lo fa mostrandoci la realtà così com’è: senza distrazioni, senza mediazioni. Stupore e sorpresa continuamente accompagnano il lettore delle sue fotografie di fronte all’abilità dei potenti di generare disordine, caos, distruzione. Innegabilmente il disordine contagia il paesaggio, privandolo di vita, denudandolo della sua sensualità, lasciandogli la nostalgia di ciò che sarebbe potuto rimanere.
Del resto, come osserva Michele Ruggiero: “Il coraggio di Ivo Saglietti non si esprime soltanto nella ricerca di un bianco e nero che vuole snidare l’indifferenza dalle nostre coscienze, ma nell’amore che esprime per gli ultimi, che sono anche i più deboli.”
E come dichiara Luisa Papotti, Presidente Museo Nazionale del Risorgimento: “Il Museo Nazionale del Risorgimento offre, attraverso le fotografie di Ivo Saglietti, uno sguardo sul mondo contemporaneo e i suoi drammi più recenti; filtrati con empatia dall’obiettivo del fotografo, gli attimi fermati dalle immagini in mostra formano un lungo, epico racconto della nostra epoca.”
Si aggiunge Antonio Carloni, il vicedirettore di Gallerie d’Italia Torino, che dichiara: “L’Impegno della Banca dedicato alla fotografia e ai grandi maestri che la interpretano si esprime anche nel sostegno a iniziative in città che condividono la bellezza e la forza delle immagini per raccontare il presente, in piena sintonia con il lavoro delle nostre Gallerie d’Italia di Torino”.
Le immagini in mostra, 53 fotografie in bianco e nero, sono accompagnate da alcuni testi di Ivo Saglietti, Paolo Rumiz, Tiziana Bonomo, Federico Montaldo tratti dal libro “Rivoluzioni” (Sanpino Edizioni) e dal libro “Lo sguardo inquieto” (Postcart Edizioni).
Dal 13 dicembre 2023 fino al 28 gennaio 2024