Storie

La principessa che brandì la bandiera

Libera, nobile, ricca, affascinante e profondamente anticonformista, Cristina Trivulzio di Belgiojoso sceglie di riscrivere il proprio destino sfidando leggi, autorità e convenzioni. La sua vita è un’inarrestabile sequenza di gesti audaci: da principessa esule, accusata di alto tradimento dal governo austriaco, diviene eroina rivoluzionaria. Nel 1848 noleggia un piroscafo e guida un battaglione di volontari alla volta di Milano insorta. Nel 1849 è direttrice di ambulanze e fondatrice di ben dodici ospedali durante la Repubblica Romana. Fuggitiva, si spinge in Oriente per fondare una colonia agricola per gli esuli italiani.

La sua vita è degna di una trama cinematografica. Di salute cagionevole, Cristina soffre di crisi epilettiche e di asma; a soli sedici anni sposa il principe Emilio Barbiano di Belgiojoso, ma il matrimonio si rivela presto infelice. Quando il marito le propone l’inaccettabile—convivere con la sua nuova amante—Cristina si ribella, lascia Milano e dà una svolta radicale alla propria vita.

L’esilio dorato e i salotti di fuoco

Sorvegliata dalla polizia per le sue frequentazioni patriottiche, nel 1833 il governo asburgico le confisca l’immenso patrimonio, dichiarandola indiziata di alto tradimento. L’esilio diviene la sua nuova patria. Dopo una breve sosta in Svizzera, si stabilisce a Parigi, la capitale intellettuale d’Europa. Qui, frequenta i salotti di figure chiave come il generale La Fayette e Juliette Récamier, ma ben presto ne fonda uno suo: un cenacolo cosmopolita che diviene crocevia di artisti, politici e intellettuali. Immaginate Hugo, de Musset, Chopin, Bellini, Rossini, Tommaseo e Guizot discutere e creare…

Celebre, e allo stesso tempo invidiata, per le molte avventure sentimentali, nel 1838 dà alla luce la sua unica figlia, Maria, fuori dal vincolo matrimoniale, dimostrando ancora una volta il proprio rifiuto delle norme sociali. Combatte la sua battaglia sulle pagine dei giornali: a Parigi, fonda la “Gazzetta italiana” (poi “Rivista italiana”), a cui seguono l’antiaustriaco “Ausonio” e, nel 1848, “Il Crociato”. Il suo è un profluvio inarrestabile di opuscoli, scritti e pubblicazioni.

“Non sarebbe ormai tempo che la società così ansiosa di abbattere tutte le tirannidi si ricordasse che in ogni casa, in ogni famiglia, v’hanno vittime più o meno rassegnate, assorte nel procurare la maggior dose di felicità possibile a chi le condanna a una vita di dipendenza e di sacrificio?”
– Cristina Trivulzio di Belgiojoso

L’eroina del campo: dalla cura dei feriti alla battaglia dei diritti

Nel 1847 riprende a viaggiare, stringendo rapporti con i maggiori esponenti del Risorgimento: incontra Cavour, Cesare Balbo, Nicolò Tommaseo, Giuseppe Montanelli e lo stesso Carlo Alberto. Quando scoppiano le Cinque Giornate a Milano, Cristina si trova a Napoli. La risposta è immediata e degna di un comandante in capo: senza alcuna esitazione, noleggia un piroscafo, assolda un battaglione e salpa per Milano. Il 6 aprile, entra nell’insorta città sventolando un tricolore, alla testa della sua colonna di 200 volontari. La città è temporaneamente liberata, ma appena quattro mesi dopo, il 6 agosto 1848, gli austriaci ne riprendono il controllo.

Ma la sua impresa più incredibile si realizza durante la difesa della Repubblica Romana l’anno successivo. Qui, con l’aiuto di altre pioniere come Margaret Fuller ed Enrichetta Di Lorenzo, fonda il Comitato di soccorso ai feriti. Cristina diviene la direttrice delle ambulanze. In un paio di giorni, questa manciata di donne, animate da spirito libero e inarrestabile, allestisce dodici ospedali militari. Un’impresa logistica e umana che definisce l’essenza del suo attivismo in prima linea. Quando le truppe francesi entrano a Roma, Cristina è di nuovo costretta alla fuga. Il suo spirito avventuroso la conduce in Oriente, dove acquista un’enorme proprietà terriera, sognando di trasformarla in una colonia agricola per gli esuli italiani.

Immagine della mostra “Anita e le altre” (2022) al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano. Ritratto di Cristina Barbiano di Belgiojoso d’Este Trivulzio, autore Heinrich Lehmann, 1855, olio su tela. Provenienza: Castello e Parco di Masino, FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano.

IMMAGINE DELLA MOSTRA “ANITA E LE ALTRE” (2022) AL MUSEO NAZIONALE DEL RISORGIMENTO ITALIANO. Ritratto di Cristina Barbiano di Belgiojoso d’Este Trivulzio. Autore Heinrich Lehmann, 1855, olio su tela. Provenienza: Castello e Parco di Masino, Caravino (FAI Fondo per l’Ambiente Italiano)

Gli ultimi anni e l’eredità

Finalmente, nel 1855, liberati i suoi beni dal sequestro, può rientrare in patria, dopo un breve soggiorno in Francia nel 1853. Amica di Cavour e Carlo Cattaneo, dopo la proclamazione dell’Unità, si ritira dalla politica attiva, vivendo tra Milano, Locate e il Lago di Como. Cristina, amata da molti ma disprezzata da altrettanti per la sua emancipazione, muore a 63 anni, il 5 luglio 1871, a Locate.

Oggi, il suo ricordo vive non solo nei libri di storia, ma in Piazza Belgioioso a Milano, dove sorge la prima statua cittadina dedicata a una donna. Lei stessa aveva compreso il peso della sua missione preparatoria, scrivendo nel suo manifesto: «Vogliano le donne felici ed onorate dei tempi avvenire rivolgere tratto tratto il pensiero ai dolori ed alle umiliazioni delle donne che le precedettero nella vita, e ricordare con qualche gratitudine i nomi di quelle che loro apersero e prepararono la via alla non mai prima goduta, forse appena sognata felicità» (Dello stato attuale delle donne e del loro avvenire, 1866)

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