Perché il Coro del Nabucco è diventato il simbolo del Risorgimento?
L’eco di questa melodia struggente risuona ancora oggi, superando il sipario del tempo, per raggiungere le corde più intime dell’identità italiana. Stiamo parlando di “Va, pensiero, sull’ali dorate”, il celebre coro degli ebrei prigionieri a Babilonia tratto dal Nabucco di Giuseppe Verdi, uno dei brani più amati della storia dell’opera. Ma come ha fatto un lamento biblico a trasformarsi nel canto di battaglia e speranza di una nazione in cerca della sua unità? La risposta si trova nel genio di Giuseppe Verdi e nella profonda risonanza che la sua arte ebbe con gli ideali del Risorgimento italiano e le aspirazioni di un intero popolo.
Giuseppe Verdi: Il musicista simbolo del Risorgimento
Per comprendere questo fenomeno, dobbiamo prima inquadrare la figura del compositore. Giuseppe Verdi è considerato il musicista del Risorgimento italiano per eccellenza non solo per la sua chiara adesione personale alla causa (è stato deputato del primo Parlamento italiano), ma soprattutto perché la sua musica divenne il veicolo popolare degli ideali di indipendenza, libertà e unità.
In un’epoca in cui la censura austriaca era onnipresente e la propaganda politica doveva operare sottotraccia, il teatro d’opera si trasformò in un pulpito di passioni civili. Le arie e i cori di Verdi parlavano direttamente al cuore degli spettatori, che leggevano nelle sventure dei protagonisti un chiaro parallelismo con la condizione dell’Italia divisa e sottomessa allo straniero.

GIUSEPPE VERDI… TUTTI LO VOGLIONO. Pagina dell’Album di Caricature in 24 tavole immaginate e disegnate da M. Delfico al prezzo di gra.a 20 ognuna. Anno 1860
La Trama del Nabucco e la scintilla della libertà
L’opera Nabucco, al suo debutto alla Scala di Milano il 9 marzo 1842, narra la vicenda biblica dell’invasione e della distruzione di Gerusalemme da parte del re babilonese Nabucodonosor e della conseguente prigionia del popolo ebraico. La trama del Nabucco è incentrata sulla disperazione degli ebrei esuli che, nella loro schiavitù, intonano il “Va, pensiero”
“Va, pensiero, sull’ali dorate; Va, ti posa sui clivi, sui colli, Ove olezzano tepide e molli L’aure dolci del suolo natal!”
Il lamento per la patria perduta, la terra promessa profumata di “aure dolci”, risuonò immediatamente nell’animo degli italiani che desideravano liberarsi dal dominio straniero. La scena biblica quindi non era più la storia antica degli Ebrei, ma la cronaca contemporanea degli italiani, con l’oppressore straniero che era l’Impero Austriaco.
L’Acronimo della Speranza: Cosa Significa Viva V.E.R.D.I.?
La popolarità di Verdi fu così immensa e il suo legame con la causa nazionale così profondo che il suo nome diventò a sua volta un simbolo politico e un codice segreto. Così nacque l’acronimo V.E.R.D.I. che sfidava la censura, celebrando al contempo un progetto politico condiviso.
L’acronimo V.E.R.D.I. era un messaggio cifrato che celava il vero intento politico: Vittorio Emanuele Re D’Italia. Urlato a teatro o scritto sui muri, era un grido di sostegno all’unificazione italiana sotto la monarchia sabauda. Questo grido, apparentemente innocuo, celebrava il sovrano sabaudo Vittorio Emanuele II e il progetto di unità nazionale sotto la corona dei Savoia, facendo di Giuseppe Verdi uno degli ispiratori del Risorgimento.
In questo modo, Verdi partecipò al Risorgimento italiano non solo con la sua attività politica diretta, ma anche fornendo la colonna sonora, il canto corale che unificò gli animi e accese la coscienza nazionale in un periodo di grande fermento.

RITRATTO DI GIUSEPPE VERDI. B. LOMBARDINI – olio su tela, fine sec XIX, R0003485
Un’eredità che continua
Oggi chi entra nelle sale del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino trova i volti e le storie dei protagonisti dell’Unità d’Italia. Accanto alle figure politiche, militari, diplomatiche, c’è sempre anche lui: Giuseppe Verdi. Il simbolo di un’Italia che, mentre ancora non era unita, aveva già trovato una voce comune, ricordando come l’arte e la musica possano essere catalizzatori potenti del cambiamento storico.
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