Storie

Le voci nell’ombra: cosa sono le società segrete del Risorgimento?

Immagina di camminare per le vie silenziose di una città occupata, dove ogni sguardo è sospetto e ogni parola può costare la libertà. In questo clima di oppressione, i grandi cambiamenti non si fanno nelle piazze, ma si bisbigliano in cantine oscure, in riunioni clandestine e sotto falsi nomi. Questa è la storia delle società segrete, che hanno svolto un ruolo cruciale durante il Risorgimento

Perché nascono le società segrete nel Risorgimento?

Il Risorgimento è un processo vivo, fatto di coraggio e lotta per la libertà, ma dopo il Congresso di Vienna nel 1815, gran parte della penisola era tornata sotto il controllo di monarchie assolute e potenze straniere, prima fra tutte l’Impero Austriaco.

Qualsiasi forma di opposizione o di dibattito politico era semplicemente bandita.

Se la critica e l’azione politica erano impedite alla luce del sole, decisero di rifugiarsi nell’ombra. È per questo che nel Risorgimento nascono le società segrete: come forma di resistenza e come unico spazio possibile per coltivare gli ideali del Risorgimento italiano come l’indipendenza nazionale, l’unità territoriale e l’introduzione di Costituzioni liberali. Queste organizzazioni clandestine operavano come veri e propri covi di idee rivoluzionarie, mettendo in comunicazione intellettuali, militari e professionisti desiderosi di cambiare il volto dell’Italia.

Incisione del 1742 raffigurante un rituale massonico di nomina a maestro con partecipanti riuniti in un ambiente cerimoniale.

RITUALE MASSONICO DI NOMINA AD APPRENDISTA. Incisione, post 1742, R0003902

Che cosa succedeva all’interno delle società segrete?

Le società segrete non erano semplici club politici, ma reti complesse, modellate spesso sulla struttura della Massoneria o delle antiche corporazioni di mestiere. Strutturate in cellule gerarchiche e con riti simbolici, il loro obiettivo primario era quello di organizzare insurrezioni e moti rivoluzionari per rovesciare i regimi esistenti.

La più famosa e diffusa tra queste fu indubbiamente la Carboneria.

La loro segretezza non era un vezzo, ma una necessità vitale. L’uso di codici, giuramenti e riti d’iniziazione serviva a proteggere i membri dall’arresto e dalle condanne a morte, che erano la pena abituale per chi attentava alla sicurezza dello Stato.

Cartellone ottocentesco dedicato ai Carbonari per uso scolastico, litografia del terzo quarto del XIX secolo con figure simboliche del movimento patriottico.

CARTELLONE DI CELEBRAZIONE DEI CARBONARI A USO SCOLASTICO. Litografia, terzo quarto sec XIX, R0478077

L’eredità clandestina delle società segrete

Nelle file di queste associazioni nacque e crebbe la prima generazione di patrioti che avrebbero poi animato le grandi tappe che hanno condotto all’Unità. Da Ciro Menotti a Piero Maroncelli, molti futuri personaggi chiave del Risorgimento hanno mosso lì i loro primi passi politici. Sebbene i moti del 1820-21 e del 1831, organizzati prevalentemente dalla Carboneria, fallirono, lasciarono un’eredità fondamentale: la consapevolezza che l’Italia poteva e doveva farsi.

Questa consapevolezza spinse un giovane Giuseppe Mazzini, inizialmente affiliato alla Carboneria, a fondare la Giovine Italia nel 1831. Mazzini comprese che l’estrema segretezza e la scarsa chiarezza degli obiettivi della Carboneria ne limitavano l’efficacia. La Giovine Italia, pur restando un’associazione clandestina, puntò su una propaganda più aperta e su un obiettivo chiarissimo e dirompente: la Repubblica unitaria.

Ma questa è un’altra storia..

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